Protagonisti: Kahveci e Giroud

L’ultima giornata di Champions League è stata caratterizzata dal mancino magico del turco e dall’istinto dell’attaccante puro. La tecnica avrà ancora lo spazio che merita, o sarà oscurata ancora di più dalla fisicità?

A volte sono le partite dal peso specifico minore rispetto a tante altre che regalano le emozioni più forti. Mentre Juventus e Barcellona continuano a dominare il proprio girone di qualificazione, arrivando all’ultima giornata a giocarsi il primato del Gruppo G, il Paris Saint Germain aggancia il Manchester United in vetta del Gruppo H. La Lazio pareggia con un Borussia Dortmund che ha dovuto fare a meno del fenomeno Haaland, tornando così a temere il Club Brugge con il quale si scontrerà la prossima settimana. Tuttavia, la nostra attenzione si sposterà su una coppia di partite che in Italia non richiamava grande attenzione: Istanbul Basaksehir–Lipsia e Siviglia–Chelsea.

Irfan Can Kahveci – Nel Gruppo H, dove le grandi favorite del primo giorno erano la finalista della scorsa edizione Paris Saint Germain e il Manchester United di Solskjaer, il Lipsia aveva il dovere di battere l’Istanbul Basaksehir per continuare a credere nella qualificazione agli ottavi di Champions League. Ebbene, i tedeschi di mister Nagelsmann, rivelazione della scorsa edizione della competizione europea usciti solo in semifinale contro il PSG, sono stati costretti a dar fondo alle proprie energie per tornare dalla Turchia con i tre punti. E il giocatore che più di tutti ha reso arduo questo risultato è stato il venticinquenne Irfan Can Kahveci. Il combattivo centrocampista turco ha fatto sfoggio di tutta la sua abilità tecnica battendo per tre volte un incredulo Gulacsi. Alla fine del primo tempo sembrava tutto fatto per il Lipsia: al 26’ il destro scagliato dalla lunga distanza da Sabitzer e deviato da Poulsen spiazza Gunok, e Mukiele al 43’ è rapido a concludere a rete un’azione confusa di Dani Olmo e Forsberg. Prima di andare negli spogliatoi, però, Kahveci offre un assaggio delle sue capacità: calcio d’angolo di Visca battuto basso, indirizzato verso la lunetta avversaria e intercettato dal piatto mancino del centrocampista turco che sul primo palo batte Gulacsi. Dopo la pausa le squadre tornano in campo, entrambe consapevoli che i successivi 45 minuti non sarebbero stati facili per nessuno. Dani Olmo controlla un pallone che rimbalza più volte, evita con l’esterno Ponck e di destro trova impreparato sul primo palo il portiere avversario al 65’. 1-3, sembra tutto finito. La difesa del Lipsia però deve ancora fare i conti con il talento di Kahveci. Al minuto 72’, il centrocampista turco dal limite dell’area si accentra da destra, vede la traiettoria libera per il tiro e ancora il suo piatto mancino, da fuori area, batte Gulacsi stavolta sul secondo palo. È l’85’ e il Lipsia regala una punizione al limite dell’area, in posizione un po’ decentrata sulla destra. La mattonella preferita da ogni mancino che si rispetti. Kahveci lo sa e il suo tiro violento dopo aver superato la barriera trova la parte bassa della traversa che rispedisce la palla in terra, oltre la linea della porta. L’Istanbul Basaksehir crede nell’impresa, ma è un altro gran gol a chiudere la partita, e questa volta il mancino è quello di Sorloth. Il talento norvegese, subentrato a Forsberg quando il risultato era ancora fermo sul 1-2, regala la vittoria al Lipsia e tiene vivo il Gruppo H. Per l’Istanbul Basaksehir l’avventura europea finisce qua, non potendo più raggiungere nemmeno il terzo posto per l’Europa League.

Olivier Giroud – Assai meno combattuto è stato lo scontro tra il Siviglia di Lopetegui, campione in carica dell’Europa League, e il Chelsea di Frank Lampard. Entrambe già qualificate agli ottavi, la posta in gioco era la testa del Gruppo E. Gli spagnoli schierano un attacco composto da Franco Vazquez, En-Nesyru e Idrissi, lasciando quindi Ocampos e De Jong come soluzione a gara in corso, mentre i londinesi si affidano all’esperienza di Olivier Giroud che, supportato dal talento di Pulisic, Havertz e Hudson-Odoi, non dovrà far sentire la mancanza di Werner che si accomoda in panchina. Passano appena 7 minuti e l’istinto del vero attaccante si sprigiona nel francese campione del mondo che, in equilibrio precario, con un rapido controllo di destro seguito da un piazzato mancino spiazza il portiere Pastor. Gli uomini di Lopetegui combattono e più volte si presentano al cospetto di Mendy, ma il portiere senegalese dei Blues sembra insuperabile. Al 54’ all’istinto si aggiunge la classe: spostando ripetutamente il pallone verso destra Giroud riesce a eludere la pressione di Sergi Gomez e a spingere Pastor a un’uscita avventata. L’azione si conclude con un pallonetto che di destro, dal limite dell’area piccola, si insacca lento e inesorabile in rete. Lo 0-3 arriva di testa: Kantè da destra fa partire un cross teso che ancora Giroud riesce a indirizzare in porta inserendosi tra Sergi Gomez e Diego Carlos sul primo palo al 74’. Il poker arriva all’83’ minuto da rigore, conquistato ancora dal solito attaccante francese atterrato in area da un disastroso Sergi Gomez: conclusione forte, decisa alla sua destra che spiazza il portiere. Il Chelsea, con una giornata d’anticipo, è sicuro della qualificazione agli ottavi e del primo posto.

epa08858150 Chelsea’s Oliver Giroud (L) scores the 4-0 lead from the penalty spot against Sevilla’s goalkeeper Alfonso Pastor (R) during the UEFA Champions League group E soccer match between Sevilla FC and Chelsea FC at Ramon Sanchez Pizjuan stadium in Seville, Spain, 02 December 2020. EPA/Julio Munoz

Cambiamento – Il calcio è uno sport in continua evoluzione. Con la Premier League eletta a campionato più bello e competitivo del mondo, negli ultimi anni il gioco veloce e fisico si sta prendendo la scena a discapito di quello più tattico e ragionato. Le società di tutto il mondo, per poter competere con i più grandi club di oggi, cercano nei calciatori di oggi delle caratteristiche ben precise: quelle atletiche. Un ragazzo, possibilmente giovane e di prospettiva, veloce, dalla buona tenuta fisica, da qualche anno è di gran lunga più richiesto che non uno magari un po’ più lento ma dal gran piede. Se poi a quello più rapido aggiungi delle buone capacità tecniche (vedi Hakimi) il prezzo del cartellino cresce a dismisura. In un calcio così, dove il modello inglese sta prevalendo su quello italiano e spagnolo (che ha fatto la storia recente di questo sport), ci si domanda se c’è ancora posto per dei piedi raffinati ragionanti. Se poi alla questione aggiungiamo anche il fattore età, il quadro diventa più complesso. Tuttavia, per trovargli una soluzione, basterebbe guardare a quest’ultima giornata di Champions League. Kahveci con il suo mancino ha tenuto a galla la sua squadra per quasi tutta la durata della partita, contro un Lipsia dalle buone capacità tecniche (vedi Dani Olmo e Forsberg), ma che fa della fisicità un suo punto di forza (Mukiele, Haidara, Kluivert). Giroud, al centro di numerose voci di calciomercato ormai da più di un anno, a 34 anni ha dimostrato che, a volte, aspettare un secondo in più può fare la differenza, e che per scegliere il momento giusto per un buon inserimento ci vuole tanta esperienza.

Pubblicato da Enrico Spaccini

Aspirante giornalista, scrivo di ciò che attira la mia attenzione. Sempre alla disperata ricerca di continuità e stabilità.

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