Paura e delirio a Sakhir

Promossi e bocciati di una gara lunga un sogno

Il pianto di gioia di Perez, e quello di rabbia di Russell. Sono le lacrime il filo conduttore al termine di una delle gare più folli degli ultimi anni. Una corsa romanzesca. Sul circuito di Sakhir la positività al coronavirus di Lewis Hamilton spariglia le carte in uno schieramento già rivoluzionato dallo spaventoso incidente della settimana scorsa di Grosjean: a spuntarla è stato – incredibilmente – Sergio Perez su Racing Point, al primo successo in carriera dopo 190 partecipazioni. Il trionfo del “Checo” ha riportato il Messico sul gradino più alto del podio 50 anni dopo Pedro Rodriguez. Champagne anche per Esteban Ocon su Renault e per Lance Stroll sulla seconda Racing Point.

Per onor di cronaca, sono dignitosamente giunti al traguardo anche gli esordienti Aitken e Fittipaldi, ultimo erede della stirpe inaugurata da nonno Emerson

Il messicano della Racing Point, ancora privo di un sedile per l’anno prossimo, ha rimontato furiosamente dall’ultima posizione, nella quale era precipitato dopo un contatto con Leclerc alla seconda curva. A fornirgli l’assist decisivo per la prima vittoria in carriera, una gestione suicida dei pit stop che in casa Mercedes ha privato il deb Russell di una vittoria strameritata. Il sostituto di Hamilton aveva annichilito il compagno Bottas, ed era agevolmente al comando quando dapprima un clamoroso errore del team al rifornimento, e poi una foratura lo hanno relegato a centro gruppo. Disastro Ferrari: Vettel, non pervenuto per tutto il weekend, chiude 12esimo, mentre Leclerc innesca al primo giro una carambola che coinvolge lo stesso Pérez e mette k.o. oltre alla Rossa, la Red Bull di Max Verstappen. Nota a margine: il circuito bahrenita, accorciato per l’occasione di quasi due chilometri, ha visto un tempo di percorrenza sul giro abbondantemente inferiore al minuto, come solo al GP di Digione ’74 era accaduto nella storia della Formula 1. Il giro più veloce è stato fatto segnare da Russell in 55 secondi e quattro decimi: praticamente, un audio di Whatsapp.

La sobria esultanza del muretto Racing Point, al primo successo della sua storia

10 e lode – Russell

Più alto di dieci centimetri del sette volte iridato che sostituisce, è costretto ad indossare scarpe di una taglia più strette per entrare nell’abitacolo. Al suo ingegnere chiede di ricordargli prima del pit stop che è al box Mercedes che deve dirigersi per il rifornimento. Si fosse fermato a quello Williams, forse la storia avrebbe preso un’altra piega. Come a Rocky contro Apollo Creed, gli bastano pochi istanti per impressionare il mondo. L’ autosabotaggio Mercedes gli nega un primo trionfo in carriera che avrebbe avuto del clamoroso. E’ lui il vero vincitore morale di Sakhir.

 10 – Perez

Già appiedato per l’anno prossimo, el Checo dimostra al mondo che senza di lui la griglia di partenza sarebbe molto più povera. Approfitta del colpo di sonno in casa Mercedes per piazzare la zampata vincente dopo 190 Gran Premi. Al primo giro era ultimo. All’ ottantasettesimo, vince. Nel mezzo, la dolce vendetta di un sorpasso capolavoro al compagno Stroll, figlio del padrone che lo ha licenziato. Chapeau.

Come Gasly a Monza, anche Perez siede incredulo sul gradino più alto del podio. Nonostante questa stagione sia stata caratterizzata più d’ogni altra dal dominio Mercedes, sono state ben due le gare folli che hanno visto un pilota cogliere il primo – insperato – trionfo in carriera

8 -Ocon

Il francese riscatta una stagione in sordina con il primo podio della carriera. Non ruba l’occhio, ma è bravo a cogliere le occasioni favorevoli e a tenersi lontano dai guai. Paraculo il giusto, si ricorda dell’insegnamento di Michael Jordan e lascia che la gara venga a lui.

7 -Sainz

Quando la razionalità cede al caos lui c’è sempre. Come accaduto a Monza contro Gasly, nel finale gli è però mancata la zampata per passare uno Stroll molto più lento di lui. Osserva con orrore ciò che succede in casa Ferrari, e rimpiange amaramente l’autografo apposto sul contratto 2021.

4 -Vettel

Va bene che ormai ha la testa al 2021, va bene che la Rossa di quest’anno è agile come un tir sulla Salerno – Reggio Calabria, ma di suo ci mette l’entusiasmo impiegatizio del postino alle prese con una raccomandata il giorno di Capodanno. 4 mondiali e non sentirli.

2 – Leclerc

La SF1000 di Leclerc dopo lo sciagurato contatto al via. La palma sullo sfondo è di certo l’unica cosa da salvare dello scatto (EPA/Hamad I Mohamed / Pool)

Ecco, qui vale esattamente il discorso opposto: comprensibile la frustrazione, apprezzato l’ardimento, ma lo strike con cui in curva 2 mette fuori causa se stesso e Verstappen è roba da matita rossa. Anzi, blu, che poi a Maranello protestano.

0 – Bottas

Anche senza l’ingestibile Hamilton il finlandese non riesce a disfarsi della livrea del maggiordomo. Umiliato dal debuttante Russell, già in griglia di partenza si guardava intorno con lo spaesamento di chi passava di lì per caso. Un velo pietoso è prudenzialmente steso sulla sua prestazione, a tutela dei lettori più impressionabili. Ai giornalisti che a fine gara gli domandavano se il prossimo GP di Abu Dhabi sarebbe finalmente stato quello buono, rispondeva con la disincantata scrollata di spalle dell’uomo blasé.

Un momento che Bottas – e non solo lui – ricorderà a lungo

0 meno meno – Mercedes

Il picaresco pit stop del 63esimo giro in cui gli uomini Mercedes hanno montato a Russell gli pneumatici di Bottas

Sarà l’assenza di Hamilton, sarà il troppo champagne tracannato negli ultimi mesi, sta di fatto che in Bahrein il team di Stoccarda ne combina una più di Bertoldo. Già saldamente in testa alla gara, Wolff e soci dimostrano poca familiarità con il concetto di hybris, e forti del vantaggio decidono inutilmente di richiamare i due alfieri per montare un treno di gomme rosse che avrebbe assicurato loro anche il giro veloce. La scena di quel doppio, fantozziano pit stop che ha fatto svegliare Russell dal suo sogno di gloria non avrebbe affatto sfigurato in una comica di Benny Hill.

10 e lode – Mick Schumacher

(Instagram)

Il figlio di Schumi si laurea campione in F.2 quattordici anni dopo l’ultimo sigillo iridato di papà Michael. Era di fianco al padre, il tredicenne Mick, quando nel 2013 sulle piste da sci di Meribel il buio scese sull’esistenza del Kaiser. E a noi, che aspettiamo ancora un bagliore salvifico che ci restituisca il mito che ha popolato i nostri sogni d’infanzia, all’idea di vedere di nuovo quegli stessi occhi celati dalla visiera di un casco da F.1 viene un groppo in gola

Pubblicato da Alessio Di Sauro

Che vuole fare il giornalista perchè non sa nè cantare nè ballare, che si ostina a parlare di contropiede e non di ripartenza, e che prima o poi scriverà la biografia di Breznev. Ma che ha anche dei difetti

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