La leggenda di Pablito: l’uomo che regalò un sogno all’Italia

La caduta e la rinascita: l’esempio di chi ha saputo rialzarsi per regalarci emozioni indimenticabili

Il 2020 è un anno che ci ha portato via pezzi di cuore, frammenti di vita indelebili che resteranno nonostante il processo di erosione del tempo. Questo succede quando si scrive la storia, come ha fatto Paolo Rossi. La storia dello sport, la storia di una nazione, la storia delle nostre vite, anche di chi, come chi scrive, non l’ha vissuto in prima persona. È la leggenda di un uomo che ha portato l’Italia sul tetto del mondo a suon di gol. È la leggenda di Pablito.

La vita di Paolo Rossi è un romanzo calcistico che ha il suo plot twist, il colpo di scena, nel 1982, con la convocazione di Enzo Bearzot, allora c.t. della nazionale italiana, per i campionati del mondo in Spagna. Non tanto per il gesto in sé, benché sorprendente ed inaspettato, quanto per quello che ha significato la sua chiamata con gli Azzurri. E per le gioie. Il tecnico friulano è stato il guru di Paolo Rossi, colui che lo ha fatto diventare l’idolo generazionale di un intero Paese. E Paolo ha ripagato Bearzot regalandogli la vittoria più grande di sempre.

Paolo Rossi e gli altri azzurri sollevano la coppa del mondo l’11 luglio 1982. SKY

Paolo Rossi ha solo 22 anni quando Bearzot lo sceglie per far parte della spedizione italiana ai campionati del mondo 1978 in Argentina. L’attaccante toscano veniva da due stagioni in cui aveva segnato a raffica con la maglia del Lanerossi Vicenza. A soli 21 anni aveva trascinato la squadra vicentina in Serie A realizzando 21 gol. Il secondo anno si era laureato miglior marcatore del campionato con 24 reti e aveva accarezzato il sogno scudetto, svanito per soli 4 punti dalla Juventus. Maestro del gol di rapina, questo ragazzino attirava a sé il pallone come la forza di gravità ci tiene attaccati al terreno. Aveva il fiuto del gol dei grandi bomber anche senza una tecnica sopraffina e con un fisico esile e fragile, che con il passare degli anni lo costrinse ad un ritiro prematuro. Rossi non avrebbe dovuto giocare il mondiale in Argentina, ma Bearzot aveva un’idea diversa. Paolo sarebbe stato il suo centravanti titolare.

La leggenda di Pablito nasce al mondiale argentino. Il c.t. italiano lo lancia dal primo minuto in tutte le partite. Gol del pareggio nel match d’esordio contro la Francia, poi vinto 2-1 dagli Azzurri con rete di Renato Zaccarelli. Gol nel 3-1 contro l’Ungheria. Assist per Roberto Bettega nel 1-0 contro l’Argentina. E poi ancora gol decisivo nell’1-0 contro l’Austria nella seconda fase a gruppi. Il cammino italiano si ferma alla finalina per il terzo posto persa contro il Brasile, ma Pablito è appena nato. Paolo Rossi viene seguito calorosamente dalle testate giornalistiche venete, essendo il gioiellino del Lanerossi Vicenza. E proprio su uno di questi giornali, Il Gazzettino di Venezia, Giorgio Lago, futuro direttore, gli attribuisce il nomignolo Pablito, soprannome che lo renderà celebre ai mondiali del 1982.

Il momento in cui si accese la stella di Paolo Rossi corrispose al momento più buio della sua carriera. Prima la retrocessione con il Vicenza, poi il trasferimento al Perugia e lo scandalo Totonero, il primo grande caso di calcioscommesse. Il calciatore toscano, totalmente estraneo ai fatti, viene accusato di aver truccato la partita Avellino-Perugia. La Commissione d’Appello Federale della Figc (oggi Corte di Giustizia Federale) lo squalifica per tre anni, poi ridotti a due. All’apice della sua ascesa, Pablito è costretto a lasciare il campo. Perde l’appuntamento con il campionato europeo del 1980, giocato in Italia. Rossi pensa di andare via dall’Italia, da quel Paese che l’aveva ammirato e che ora lo aveva gettato nel fango. Pensa di lasciare il calcio, ma il presidente della Juventus Giampiero Boniperti riesce a riportarlo in bianconero con un anno di squalifica ancora da scontare, per ricominciare nella squadra dove, a 16 anni, aveva cominciato la sua carriera.

Paolo Rossi segna il gol del vantaggio contro la Germania nella finale mondiale del 1982. ANSA/PIGNATIELLO-ARCHIVIO

Paolo Rossi ci ha insegnato che, a volte, toccare il fondo è l’unico modo per risalire. Ed è stato Bearzot a lanciargli il salvagente. L’allenatore friulano decide di convocarlo per il campionato del mondo 1982 in Spagna, nonostante abbia giocato tre partite negli ultimi due anni. Il grande escluso non è uno qualsiasi. Roberto Pruzzo, attaccante della Roma, è il capocannoniere della Serie A da due anni. E quando nelle prime tre partite del mondiale Rossi palesa la sua scadente condizione psicofisica, il c.t. viene sommerso dalle critiche. Pablito non è più quello di Argentina ’78. Ma questo non è vero. Paolo Rossi è rinato dalle ceneri come una fenice. Tripletta nella partita decisiva della seconda fase a gruppi contro il Brasile di Zico, Socrates e Falcão, il secondo più forte di sempre dopo quello di O Rei. «Il primo gol al Brasile, lo ricordo come il più bello della mia vita. Non ho avuto il tempo di pensare a nulla: ho sentito come un senso di liberazione. È incredibile come un episodio possa cambiarti radicalmente: niente più blocchi mentali e fisici. Dopo quel gol, tutto è arrivato con naturalezza» ricorderà l’azzurro. Poi doppietta in semifinale alla Polonia di Zibì Boniek e la gloria del Bernabeu, con la prima rete nello storico 3-1 alla Germania Ovest di Rummenigge. Pablito è rinato. Pablito è campione del mondo. Pablito è capocannoniere del torneo. Pablito è pallone d’oro. Solo Ronaldo riuscirà ad eguagliarlo. E solo questo basterebbe a definirne la grandezza.

«Eravamo campioni del mondo. Feci solo mezzo giro di campo coi compagni: ero distrutto. Mi sedetti su un tabellone a guardare la folla entusiasta e mi emozionai. Ma dentro sentivo un fondo di amarezza. Pensavo: “Fermate il tempo, non può essere già finita, non vivrò più certi momenti”. E capii che la felicità, quella vera, dura solo attimi».

La coppa alzata al cielo, nella caldissima estate madrilena, è il sogno che Paolo Rossi ha regalato a tutti gli italiani. Anche a chi quel sogno l’ha solo immaginato, anche a chi si rammarica di non esserci stato per viverlo.

Pubblicato da Filippo Gozzo

Credo che la vita sia una serie infinita di calci di rigore. Devi trovare il coraggio di batterli quando è il tuo momento, anche se sei la persona meno adatta a farlo. E se sbagli, ricorda che Baggio era il migliore e un errore non cambia quello che sei.

One thought on “La leggenda di Pablito: l’uomo che regalò un sogno all’Italia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: