La politica come il tennis: c’è sempre chi vince e chi perde

Matteo Renzi ha vinto la partita contro Giuseppe Conte ma non il torneo. Continua il duello nato dalla crisi di governo con due personaggi contrapposti. Due nemesi che riportano alla mente un altro grande confronto…

Gioco, set, match: Italia Viva. La crisi di governo come una partita di tennis. Un gioco fatto di tensione, agonismo e strategie che vede due o quattro giocatori darsi battaglia, gli uni contro gli altri. Divisi da una rete, ognuno con tattiche, colpi vincenti, debolezze nascoste. Una sfida che necessita di forza fisica ma soprattutto mentale. Perché le partite più importanti si vincono sempre e solo con la testa.

Nell’incontro decisivo per le sorti del Paese è sceso in campo Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che ha stravolto gli schemi del premier uscente, Giuseppe Conte. In un incontro tra titani l’ex segretario del PD ha messo in gioco colpi potenti e precisi, dritti all’angolino. Le dimissioni di Teresa Bellanova, ministro alle politiche alimentari, agricole e forestali ed Elena Bonetti, ministro per le pari opportunità e la famiglia, sono state l’arma vincente che, giovedì 14 gennaio, ha permesso ad Iv di prendere in mano le redini del gioco e scatenare la crisi di governo. L’ormai ex primo ministro ha fatto il possibile per resistere al gioco offensivo dei renziani, difendendosi al meglio sul campo ostico di Palazzo Madama.

La partita è entrata nel vivo proprio in Senato, alla ricerca di una nuova fiducia parlamentare. Quello di Conte, però, si è rivelato essere un vantaggio risicato. Troppo debole. I 156 voti a favore non sono bastati per proseguire e vincere il match. La sua sconfitta e il suo ritiro al Quirinale, di fronte a Sergio Mattarella, sono stati inevitabili.

Il duello Renzi-Conte, però, non sembra essere terminato qua. E’ come un match adrenalinico. Due numeri uno alla conquista della vetta. Uno scontro lungo ed estenuante tra chi cerca le luci della ribalta e chi la luce l’ha dovuta spegnere, chiudendo la porta dietro di sé (ma non a chiave). I due ex premier a confronto, come Roger Federer e Rafael Nadal. La coppia dei record del tennis internazionale che in 43 anni di carriera ha messo in bacheca 189 trofei. Numeri sbalorditivi alimentati da un grande antagonismo che ha spronato entrambi a far sempre meglio, a superarsi costantemente. Storie e duelli che hanno scritto la storia del tennis, rendendo la racchetta un simbolo sportivo. I due professionisti si sono sfidati su innumerevoli terreni di gioco, raggiungendo quota 40 incontri, di cui 9 finali. Il maiorchino al momento conduce con 24 incontri vinti a 16.

Il testa a testa nella politica così come nello sport è la fiamma che scalda gli animi, il particolare che suscita l’interesse dell’opinione pubblica. Due figure a confronto, opposte per idee politiche e caratteristiche di gioco ma necessarie e complementari. L’uno la nemesi dell’altro, volendo o no. In questo momento storico potremo azzardare un paragone, accostando Conte a Federer. Due personalità ricche di charme, distinte, amate dal popolo, che hanno catturato la scena nazionale e mondiale. Entrambi costretti a dare forfait e non per scelta propria.

Il campione di Basilea – vincitore di 103 titoli ATP, di cui 20 Grandi Slam – ha dovuto abbandonare la scena tennistica per recuperare da un grave infortunio. Una decisione sofferta ma imprescindibile. Il ginocchio destro, acciaccato dal gennaio 2020, continua a tormentare l’elvetico che non si è ripreso completamente dai postumi dell’intervento chirurgico. Aleggia lo spauracchio del suo ritiro definitivo dal palcoscenico. Ed è subito panico tra fans e appassionati. La sua ultima apparizione risale all’Australian Open, il 30 gennaio 2020. Quasi un anno senza poter ammirare il talento cristallino di Roger, che l’8 agosto 2021 compirà 40 anni. La volontà del campione iridato è quella di un nuovo inizio ma nel frattempo le lancette scorrono velocemente. Il suo ritorno (come quello di Conte) non è scontato ma nemmeno impossibile.

Questo pezzo si inserisce in un progetto condiviso con i nostri compagni della Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano e coordinato dai colleghi di All’Ultimo Banco (che hanno raccolto qui una parte dei contributi sul tema) e Quote Rosa (qui e qui potete trovare gli altri).

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