Ora Luna Rossa ci crede

Team New Zealand non è invincibile

Uno a uno e barra al centro. Poi due a uno. Due a due. La guerra è ancora lunga ma il fortino tiene e Luna rossa ora ci crede. Le prime giornate di regate della 36a America’s Cup, nelle acque di Auckland, ha già emesso un verdetto: Team New Zealand non è invincibile. Dopo la cavalcata trionfale in Prada Cup, la barca italiana ha risposto alla grande all’iniziale svantaggio e già dalla seconda regata ha messo le cose in chiaro: per riconfermarsi campioni stavolta i kiwi dovranno sudare. Chi ipotizzava che il defender fosse più veloce anche di otto o dieci nodi si è dovuto ricredere. Luna Rossa è lì e se la giocherà fino alla fine. Dopo giorni di allenamenti in mare e schermaglie a terra, a causa dei ripetuti rinvii Covid, le barche sono finalmente state messe in acqua nel golfo di Hauraki: il duello finale stabilirà chi sarà ad aggiudicarsi l’”Auld Mug”, il più prestigioso trofeo velico, messo in palio per la prima volta nel 1851 e mai vinto da un’imbarcazione italiana. Dopo essersi arreso nel primo scontro, l’equipaggio capitanato da Max Sirena ha risposto con una partenza perfetta, chiudendo poi con un vantaggio di sette secondi e riportando il punteggio in parità. Sette è il numero magico. Chi vi arriva per primo vince la coppa. Era dal 1992 che il tricolore non sventolava al termine di una regata di America’s Cup, quando Il Moro di Venezia segnò il gol della bandiera nella sconfitta per 4 a 1 contro gli statunitensi di America. Nessuno scafo italiano aveva mai fatto segnare due punti nell’atto conclusivo

La regata d’esordio avrebbe dovuto fare capire se i campioni avrebbero passeggiato o se ci sarebbe stata lotta. E lotta è stata. L’episodio chiave è avvenuto subito, quando le due barche (lunghe 22,7 metri e pesanti 6,5 tonnellate) hanno rischiato di entrare in contatto. Luna Rossa ha cambiato rotta per evitare i kiwi, che avevano preso la posizione sopravvento, invocando una penalità che i giudici non hanno concesso. A quel punto, dopo una partenza ad handicap, sono cominciati i rilevamenti sulle velocità. La tanto temuta supremazia dei neozelandesi non si è vista, anzi: a tratti è stata proprio Luna Rossa a dettare il passo, ricucendo un distacco che alla fine è stato di 31 secondi.

Preso contatto con un campo di gara battuto da venti molto incostanti, l’equipaggio di Luna Rossa ha preparato la seconda regata, una vera e propria rivincita. Decisiva è stata l’abilità dei due timonieri Francesco Bruni e Jimmy Spithill, che hanno lanciato il guanto di sfida al leggendario Peter Burling, diventato nel 2017 il più giovane skipper della storia ad alzare il trofeo: i due sono riusciti a piazzare la barca di fronte a New Zealand in fase di pre-start, partendo in vantaggio con una velocità di 32 nodi contro 26 e ingaggiando un emozionante duello di virate che i padroni di casa non sono riusciti a girare a loro favore. Già 13 secondi alla prima boa, un vuoto che presto è diventato di trecento metri. Il tentativo di rimonta dei campioni in carica è stato vano e i neozelandesi hanno chiuso a sette secondi di distacco.

Dopo giorni di incertezza e inquietudini, in cui si temeva che Luna Rossa dovesse rappresentare l’agnello sacrificale contro gli invincibili kiwi, l’entusiasmo è palpabile in casa italiana: «Possiamo batterli – ha dichiarato in conferenza stampa lo skipper Sirena, galvanizzato dal risultato – la giornata è stata estremamente positiva, sono soddisfatto delle prestazioni della barca». Sulla stessa lunghezza d’onda il timoniere Bruni, vero artefice del successo di giornata con la sua manovra alla seconda partenza: «Ci arrivano tanti messaggi di italiani felici. Lo siamo anche noi, però non siamo soddisfatti, vogliamo di più. Sono felice, ma dobbiamo rimanere concentrati sulle prossime regate. Abbiamo una grande occasione”. Persino l’imperturbabile Jimmy Spithill, uno dei due timonieri, si è sciolto per un istante: «Ho pensato che i ragazzi hanno fatto davvero una grande regata. È stato importantissimo riprendersi dopo la prima sconfitta».

Un momento della quarta regata


Il copione, identico, si è ripetuto anche nella seconda giornata. Ma stavolta le parti si sono invertite. Sono stati gli italiani a vincere gara- 3 e a portarsi sull’iniziale due a uno. Mai nella storia uno scafo tricolore si era trovato a condurre l’America’s Cup. I kiwi hanno poi ristabilito le gerarchie nella quarta regata, e il punteggio è ancora gattopardescamente in parità. Nella prima regata di giovedì Luna Rossa è stata fantastica, ma nella quarta è stata punita da un suo errore, in una delle sfide più incerte di sempre. Dopo una grande partenza Luna Rossa ha comandato i sei lati del percorso, vincendo con 37 secondi di vantaggio La regata era stata preceduta dai timori di non poter regatare per l’assenza di vento. Quando si è finalmente riusciti a prendere il mare si è subito verificato il primo giallo di giornata: una barca di spettatori, tra le centinaia radunate per creare uno stadio sul mare, aveva invaso il boundary, il confine del campo di regata, e la giuria ha interrotto le operazioni rinviando lo start. A quel punto Luna Rossa e New Zealand sono riuscite a sfidarsi, ma una manovra troppo anticipata di Te Rehutai ha permesso a agli italiani di infilare l’area di partenza in posizione favorevole, rispondere alle mosse degli avversari e incrementare un vantaggio diventato presto incolmabile. Dieci secondi al primo gate, poi 13, diventati 27 in un lato in cui Luna Rossa ha deciso di marcare New Zealand. per entrare in una fase di gestione del vantaggio e dei venti che ha portato Luna Rossa con 38 secondi al traguardo. «Abbiamo fatto la nostra regata pulita – ha commentato Bruni – abbiamo visto i nostri rivali recuperare, ma siamo rimasti calmi e seguito la nostra strada».

La situazione si è rovesciata nella quarta regata. I neozelandesi sono sembrati in anticipo rispetto alla linea di partenza, Luna Rossa ha virato sulla destra navigando parallela agli avversari nel primo tratto, ma i deboli venti al largo del campo di regata E, quello più lontano dalla terraferma, hanno inesorabilmente lanciato New Zealand. I kiwi sono riusciti a prendersi il lato sinistro più ricco di vento. Luna Rossa ha cercato di ingaggiare duelli nel primo dei sei lati, scoprendo con sorpresa che Te Rehutai ha seguito rotte sue, senza rispondere con marcature alle mosse dei due timonieri Bruni e Spithill. A un certo punto entrambi i foil di Luna Rossa si sono ritrovati in acqua, con l’imbarcazione costretta a rifare il cosiddetto takeoff, il decollo sulle “ali”, una situazione di difficoltà per Luna Rossa che si era invece dimostrata imprendibile nella regata precedente.

Al di là del gap che si è fatto incolmabile – dai 9 secondi del primo gate si è passati a 34, poi 48 per arrivare ai 58 finali di ritardo – il team Luna Rossa ha scoperto cose nuove che smentiscono completamente le previsioni della vigilia. Se nei giorni che precedevano l’America’s Cup si parlava di una velocità impressionante della barca neozelandese, accreditata come un autentico mostro degli abissi, quel che ha colpito di più è stata la capacità di cavalcare venti deboli come quelli delle race 4 nel golfo di Hauraki. Condizioni che dovevano invece favorire Luna Rossa. in questo quadro di grande incertezza si attende la terza giornata di regate, nella notte italiana tra venerdì e sabato. Ma per la vela italiana è stata comunque una giornata di festa.

Dopo anni di calma piatta, il vento dell’America’s Cup sta tornando a sferzare la passione degli appassionati italiani, a 21 anni dalla storica vittoria in Louis Vuitton Cup del 2000, svoltesi anch’esse nelle acque della baia di Auckland. Migliaia di telespettatori assistettero alle imprese del team, all’epoca capitanato da Francesco De Angelis. Memorabile il 5 a 4 inflitto ad America One di Paul Cayard, l’equivalente velistico di Italia – Germania 4 a 3. In finale però gli italiani dovettero arrendersi alla superiorità dei detentori del titolo. Un 5 a 0 senza appello che ancora brucia: la Coppa finì nelle mani del mitico Russell Coutts, al timone di Black Magic. Anche loro neozelandesi, come coloro che 21 anni dopo continuano a frapporsi tra Luna Rossa e il titolo. Ventun anni come quelli che passarono in casa Ferrari prima che Michael Schumacher riportasse nel 2000 l’iride a Maranello. Molti appassionati dissero che quel giorno a Suzuka il sole si tinse di rosso. Ora vogliamo la Luna.

Pubblicato da Alessio Di Sauro

Che vuole fare il giornalista perchè non sa nè cantare nè ballare, che si ostina a parlare di contropiede e non di ripartenza, e che prima o poi scriverà la biografia di Breznev. Ma che ha anche dei difetti

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