Centrocampo Juve, cronistoria di un declino

Da Pogba-Vidal a Rabiot, Arthur, Ramsey e Bentancur. In tanti hanno giocato, in pochi hanno lasciato il segno. Ripercorriamo i passaggi fondamentali stagione per stagione

C’era una volta un centrocampo. Uno vero, che dominava in Serie A e che trascinava la Juventus in finale di Champions League. Poi ce n’è stato un secondo, altrettanto vincente, che avrebbe scritto la storia se non avesse trovato sulla sua strada l’attuale numero 7 bianconero. Il passaggio orizzontale di Arthur contro il Benevento, il retropassaggio di Bentancur contro il Porto, la supremazia evidente del trio interista BarellaBrozovicVidal sulle ceneri del centrocampo juventino in una domenica sera di gennaio, fanno sembrare quei giorni gloriosi tanto distanti nel tempo. Più di quanto non siano in realtà. Tra scelte societarie sbagliate e meteore che non hanno rispettato le aspettative, ecco come si è arrivati a RabiotArthurRamseyBentacur.

2011/12 – In principio era PirloMarchisio-Vidal ed è curioso come due terzi di quella mediana si siano affrontati (uno in campo e l’altro in panchina) nella partita che più di tutte ha reso evidente come la qualità del centrocampo juventino di oggi non sia più quella di allora. È l’anno del primo scudetto di Conte e l’inizio della lunga striscia vincente bianconera. E proprio sui questi tre giocatori si basa la supremazia di quella Juventus, che chiude il campionato imbattuta, sconfitta solo in finale di Coppa Italia dal Napoli di Walter Mazzarri. Le prospettive di quel centrocampo erano difficilmente pronosticabili alla vigilia dell’inizio del campionato, ancora di più se si considera che i tre sfioreranno la vittoria della Champions League nel 2015. Andrea Pirlo, a 32 anni, sembra aver già dato il suo meglio. Arriva a parametro zero dal Milan, dopo la stagione più travagliata della sua carriera. Ai margini della squadra di Massimiliano Allegri, ha giocato solo 17 partite in campionato, falcidiato dagli infortuni e compromesso da un rapporto con l’allenatore non proprio idilliaco. Chiude la stagione in bianconero con 14 assist, dominando il gioco e dimostrando di essere ancora uno dei migliori al mondo. Claudio Marchisio è l’orgoglio del vivaio juventino, in prima squadra dal 2008. Nei difficili anni precedenti, il Principino era stato uno dei migliori. Centrocampista dinamico, di inserimento, con un buon tiro e tanta corsa. Con Conte, Marchisio esplode definitivamente: 9 gol e 4 assist. Il numero 8 bianconero diventa uno dei migliori centrocampisti in Italia e colonna dell’allora nazionale di Cesare Prandelli. Infine, Arturo Vidal, lo stesso giocatore cileno che ha sbloccato Inter-Juve con un’incornata di testa. Giuseppe Marotta, al tempo Direttore Generale bianconero, chiude l’affare con il Bayer Leverkusen per 12,5 milioni di euro. Arrivato come oggetto misterioso, Vidal conquista il tifo juventino con il suo carattere, la sua fame e i suoi gol. Per il cileno 7 gol e 4 assist. I tre sono insostituibili nel 352 di Conte, basato sul pressing e sugli inserimenti dalla mediana. Le alternative, Simone Padoin e Emanuele Giaccherini, non impensieriscono i titolarissimi, nonostante il secondo abbia collezionato 23 presenze alternando vari ruoli, una sorta di jolly di Conte. Non a caso sarà uno dei giocatori chiave della nazionale del c.t. salentino che sfiorerà la semifinale dei Campionati europei nel 2016 (quello dei rigori di Zaza e Pellè, per intenderci). Il primo, invece, acquistato nel mercato invernale dall’Atalanta, colleziona solo 6 gettoni. Di fatto, Pirlo, Marchisio e Vidal giocano sempre e sono tra gli artefici principali della cavalcata bianconera verso il primo dei nove scudetti consecutivi.

Andrea Pirlo applaude i tifosi bianconeri al termine della trasferta vincente a Palermo. 07 aprile 2012, Foto: Jonathan Moscrop / LaPresse

2012/13 – È la stagione di Paul Pogba. E non ce ne voglia Kwadwo Asamoah, comprato per 18 milioni dall’Udinese come mediano e che gioca quasi sempre come esterno sinistro. La trattativa per Pogba è sicuramente il fiore all’occhiello di Marotta. Arrivato a parametro zero dal Manchester United, il talento 19enne francese comincia in sordina, conquistando sempre più minutaggio e sfruttando ogni occasione che Conte gli concede. Chiude con 27 presenze in Serie A e 5 gol, alcuni di clamorosa bellezza e importanza, come quelli al Napoli e all’Udinese, più 8 gettoni in Champions League e 2 in Coppa Italia. Pogba diventa il 12esimo uomo della rosa di Conte, subentrando spesso a Marchisio, che chiude comunque con 6 gol e 5 assist. Inamovibili Pirlo e Vidal, con quest’ultimo capocannoniere dei bianconeri (10) e miglior assistman (9). Decisivo.

Coppia gol. Ma sono centrocampisti. Vidal e Pogba

2013/14 – È la stagione del terzo scudetto, del record di punti in campionato, l’ultima targata Antonio Conte. In mezzo al campo non ci sono grandi movimenti in entrata e in uscita, con l’unica eccezione per Emanuele Giaccherini, che si accasa in Premier League al Sunderland. Pogba conferma le aspettative e da prospetto diventa top player. Chiude con 7 gol e 11 assist in 36 partite. Si conferma centrocampista goleador anche Vidal, per il secondo anno in doppia cifra come reti (11) e 5 assist in 32 partite. Pirlo completa il centrocampo titolare, mentre Marchisio inizia a perdere minutaggio, complice l’esplosione di Pogba.

2014/15 – È la stagione di Massimiliano Allegri. Il nuovo tecnico juventino, arrivato tra i mormorii e le diffidenze della tifoseria, ci mette solo un anno per convincere tutti. Scudetto e finale di Champions League, persa 3-1 contro il Barcellona. Con l’arrivo del nuovo allenatore, il centrocampo subisce un restauro, soprattutto nei suoi interpreti secondari. Dal mercato arrivano Rômulo (solo 4 presenze), Roberto Pereyra (35 gettoni, soprattutto da vice Vidal sulla trequarti) e Stefano Sturaro (di proprietà della Juventus e rientrato dal prestito al Genoa nella sessione invernale). Ma la vera intuizione di Allegri è quella di mettere in campo i 4 centrocampisti migliori della rosa, tutti assieme. È senza dubbio il momento di espressione più alto della mediana juventina. Con Pirlo in regia, Marchisio e Pogba da mezzeali e Vidal da trequartista, il centrocampo bianconero diventa uno dei migliori in Europa, secondo solo a quello blaugrana del trio IniestaBusquetsRakitic. Pogba e Vidal si confermano top player (8 gol e 7 assist il primo; 7 gol e 4 assist il secondo) e diventano oggetti preziosi (e costosi) di mercato.

Il momento della premiazione dopo la sconfitta in finale di Champions League a Berlino. Sarà l’ultima partita in maglia bianconera di Pirlo e Vidal

2015/16 – È la stagione che segna la prima vera cesura nella storia del centrocampo della Juventus e l’inizio di un lento declino, in termini di qualità, quantità e carattere. Allegri è un allenatore che punta molto, tutto, sulla mediana e ogni anno chiede alla società rinforzi. Ancor di più nel 2015, anno dell’addio di Arturo Vidal (si accasa al Bayern Monaco per 39 milioni di euro) e di Andrea Pirlo (va oltreoceano in MLS, al New York City a titolo gratuito). Il grande colpo di mercato è Sami Khedira dal Real Madrid a parametro zero, che nonostante le sole 20 presenze e la solita serie di sfortunati guai fisici che l’hanno falcidiato durante tutta la sua carriera, chiude la stagione con 5 gol e 3 assist. La mediana venne rimpolpata anche con l’acquisto di Hernanes dall’Inter per 13 milioni e con il prestito di Mario Lemina dal Marsiglia. Senza Vidal, Allegri torna ad affidarsi al 352 di “contiana” memoria, utilizzando il trequartista solo quando in campo ci sono Hernanes e soprattutto Pereyra (solo 13 presenze, ormai sempre meno coinvolto con il nuovo modulo). Il brasiliano, arrivato all’ultimo giorno di calciomercato come “ultima spiaggia” viste le insistenti richiesti di Allegri per avere in rosa un altro centrocampista, aveva deluso già in maglia nerazzurra. E così sarà anche nelle due stagioni in quella bianconera, con un apporto pressoché nullo che fece rimpiangere i fasti dell’anno precedente. Ma il problema principale è trovare un nuovo Pirlo. Dal mercato non è arrivato nessun giocatore di quel tipo e, dopo l’assurdo tentativo di sperimentare Padoin in quel ruolo, Allegri sceglie Marchisio. Con quella decisione, a seguito della celeberrima sconfitta per 1-0 in casa del Sassuolo con gol di Nicola Sansone su punizione, arrivano 26 risultati utili consecutivi (25 vittorie e un pareggio). Ma il Principino gioca solo 23 partite, anche lui a causa di infortuni muscolari e poi per la rottura del crociato. Di fatto, la carriera di Marchisio in maglia bianconera si conclude in questo momento. Pogba chiude la stagione con 8 gol e 10 assist, prendendosi sulle spalle il centrocampo bianconero, sia in fase di impostazione, sia in fase di rifinitura e finalizzazione.

2016/17 – Nuova stagione, nuovi trofei, nuove delusioni e una nuova cessione importante. Ma questa volta è importantissima. Per la cifra di 105 milioni di euro, Paul Pogba ritorna al Manchester United, la stessa squadra che l’aveva lasciato partire 19enne a parametro zero. Il numero 10 lascia la Juventus dopo 178 partite complessive disputate, 34 gol e 40 assist. Della sfortunata finale di Berlino, l’unico reduce è Marchisio, che però totalizza solo 18 presenze, alle prese con i postumi della rottura del crociato e con una condizione non più ai livelli delle stagioni precedenti. Al posto di Pogba (salutano i bianconeri anche Padoin, Pereyra e nel mercato invernale Hernanes) viene riscattato Mario Lemina (9,8 milioni) e a gennaio viene acquistato per 8 milioni dal Genoa Tomás Rincón. Ma soprattutto arriva per 32 milioni dalla Roma Miralem Pjanic. Allegri trova iniziali difficoltà a posizionarlo in campo: lo prova trequartista, mezzala e regista davanti alla difesa. È quest’ultima la posizione in cui il bosniaco riesce a mettere in mostra le sue doti migliori, cioè quelle di palleggio e lancio in profondità. Chiude la stagione con 5 gol (la maggior parte su punizione) e 10 assist. Al suo fianco gioca Khedira nel 4231 con tutti i giocatori offensivi dentro (Paulo Dybala, Mario Mandzukic, Gonzalo Higuain e uno tra Juan Cuadrado e Dani Alves), modulo che trascina i bianconeri a un’altra sfortunata finale di Champions League, questa volta a Cardiff. La sconfitta per 4-1 contro l’invincibile Real Madrid è probabilmente l’ultimo exploit della mediana bianconera, che nelle stagioni seguenti sarà lontana anni luce come qualità, intensità e leadership.

Il gol di Casemiro che sblocca la finale di Cardiff. Finirà 4-1 per il Real Madrid

2017/18 – Settimo scudetto per la vecchia signora, questa volta più sofferto degli anni precedenti, con la sconfitta firmata Kalidou Koulibaly allo Juventus Stadium nello scontro decisivo contro il Napoli. Inizia il lento e inesorabile declino del centrocampo bianconero. Gli slot lasciati di liberi dalle cessioni di Lemina e Rincón vengono riempiti da Blaise Matuidi e Rodrigo Bentancur. Il francese, acquistato per 25 milioni dal Paris Saint Germain, diventa una pedina fondamentale del gioco di Allegri. Non è dotato di grande tecnica, ma la sua corsa, intensità e la capacità di recuperare palloni sono utili a sostenere un equilibrio tattico che non è più perfetto come lo era stato nella lunga cavalcata fino a Cardiff. Gioca mezzala nel 433 e spesso si adatta a esterno di sinistra in un 442 o 4231. Il 20enne Bentancur viene acquistato dal Boca Juniors per 12,5 milioni e colleziona in stagione 20 presenze (perlopiù spezzoni di partita) che confermano le qualità del giocatore uruguayano. A fine stagione il centrocampista con più reti è ancora una volta Khedira (9) e quello con più assist Pjanic (8).

2018/19 – È l’ultima stagione di Massimiliano Allegri sulla panchina della Vecchia Signora. Ma è soprattutto l’anno di Cristiano Ronaldo, acquistato dal Real Madrid per la cifra totale di 117 milioni. Anche se stiamo parlando di centrocampisti e non di attaccanti, non si può non evidenziare come l’acquisto del fuoriclasse portoghese (e soprattutto il suo ingaggio da 31 milioni di euro a stagione) abbia inciso sulla liquidità della dirigenza bianconera. In questa stagione, infatti, l’unico innesto per la mediana juventina è il tedesco Emre Can a parametro zero dal Liverpool. Sul lato delle cessioni salutano Torino Asamoah, Sturaro e la bandiera Marchisio, dopo l’ennesima stagione sfortunata dal punto di vista fisico. Lascia la Juventus, quindi, anche l’ultimo reduce di quel centrocampo stellare che fece tremare uno dei Barcellona più forti di sempre. La qualità della Juventus in mezzo al campo risente della mancanza di investimenti importanti: Pjanic è l’unico giocatore di qualità; Matuidi, Bentancur (che disputerà la sua stagione migliore in bianconero) ed Emre Can non sono dei palleggiatori; Khedira gioca solo 10 partite, condizionato da una serie interminabile di guai fisici. La vena realizzativa dei tempi di Vidal e Pogba è solo un ricordo. È proprio Emre Can il miglior marcatore tra i centrocampisti con solo 4 reti. Su Pjanic, miglior assistman (6), pesa proprio l’acquisto di Ronaldo: i calci di punizione, specialità del bosniaco, ora sono di proprietà del portoghese.

Cristiano Ronaldo esulta dopo il gol dell’1-0 in Juventus-Sassuolo, il primo alla Juventus

2019/2020 – Rivoluzione in casa Juventus. Via Allegri, dentro Maurizio Sarri. L’ex tecnico del Chelsea viene scelto per costruire la squadra perfetta. Negli occhi della dirigenza juventina ci sono le triangolazioni tipiche del Napoli “sarriano”, lo stesso che due anni prima aveva quasi strappato lo scudetto dalla maglia bianconera. L’esperimento fallirà, anche se Sarri riuscirà comunque a portare a Torino il nono campionato consecutivo. Il problema principale della Juventus è proprio il centrocampo: c’è un’evidente mancanza di idee e di qualità, il gioco è compassato, prevedibile, orizzontale, senza guizzi. Emre Can, uno dei giocatori che Allegri aveva valorizzato di più, finisce presto ai margini del progetto di Sarri e poi viene mandato in prestito a Dortmund nella sessione di mercato invernale. E gli innesti che arrivano in estate, entrambi a parametro zero, sono sicuramente tra i flop più grandi della storia calcistica bianconera degli ultimi anni. Si accasano a Torino Adrien Rabiot dal Paris Saint Germain e Aaron Ramsey dall’Arsenal. Il francese classe 1995 è per tutta la stagione un oggetto misterioso: arrivato come un campione in fase ascendente, non riesce ad incidere nel nuovo campionato e nei meccanismi di Sarri. Chiude con un solo gol (bellissimo contro il Milan) e un assist in 28 presenze. Di certo non quello che si definirebbe un “giocatore decisivo”. Il gallese è poco più prolifico del suo nuovo compagno (3 gol e un assist) ma non è incisivo, galleggia tra le linee, in un gioco che gli chiede lunghe coperture difensive e inserimenti in area di rigore avversaria. In più, si ripresentano gli infortuni che ne hanno caratterizzato l’intera carriera. Out quasi tutta la stagione anche Khedira, che gioca le prime 12 partite di campionato e poi è costretto a fermarsi per problemi fisici. A fine stagione, i tre centrocampisti più utilizzati sono gli stessi della stagione precedente: Pjanic, Bentancur e Matuidi, quest’ultimo più per necessità che per un reale apprezzamento di Sarri nei suoi confronti. Dopo una stagione complicata anche dallo stop forzato per la pandemia da Covid-19, la Juventus riusce a vincere nuovamente in Italia, mentre viene eliminata in Champions League dal modesto Lione. Pjanic è nuovamente il centrocampista più prolifico dei bianconeri con 3 gol e 8 assist, nonostante il lavoro richiesto da Sarri non sia nelle sue corde. Abituato ad un gioco di profondità fatto di lanci lunghi, il bosniaco deve adattarsi a passaggi orizzontali corti sul modello del Jorginho di Napoli. Un gioco poco congeniale che costringe Pjanic a limitare il suo raggio d’azione.

2020/21 – Ed eccoci al giorno d’oggi. Via Sarri, arriva Andrea Pirlo. Proprio quello che servirebbe al centrocampo juventino. Invece, l’ex campione del mondo si siede in panchina a guidare un gruppo in piena rivoluzione, sia dal punto di vista anagrafico sia da quello tecnico. Dopo la definitiva cessione di Emre Can al Borussia Dortmund, lascia Torino direzione Stati Uniti anche Matuidi. Rimanendo in tema stelle e strisce, dallo Schalke 04 arriva in prestito il 22enne texano Weston McKennie (riscattato a inizio marzo per 18,5 milioni). La vera rivoluzione è nel ruolo di centrocampista centrale: Pjanic vola a Barcellona per 60 milioni e il percorso inverso lo compie Arthur per 72 milioni. Con Khedira ormai fuori rosa (ceduto a gennaio all’Hertha Berlino), Pirlo inizia una girandola di esperimenti nella mediana bianconera. Nelle prime 7 partite di campionato, il nuovo allenatore della Juventus cambia per 7 volte gli interpreti del centrocampo, alternando il doppio mediano al regista affiancato da due mezzeali. Pirlo non schiera mai per più di due partite consecutive gli stessi giocatori, in parte per scelta tecnica in parte per i continui stop fisici di Ramsey e Arthur. E il gioco chiesto dall’allenatore bianconero non decolla. La squadra va sotto ritmo e manca della qualità necessaria per andare a prendere alta la squadra avversaria e imporre il dominio nella metà campo opposta. Ramsey, nonostante i 5 assist realizzati finora, non è mai decisivo ed è fuori dalle linee di gioco juventine. Bentancur sta vivendo la sua peggior stagione in bianconero. Spesso utilizzato come regista, tocca la palla troppe volte davanti alla sua area di rigore e finisce per rallentare il possesso palla, che diventa prevedibile. Non ha la qualità necessaria per fare il metronomo e alcuni errori sono da matita blu (chiedere a Taremi del Porto nella partita di andata di Champions League). Rabiot è in leggera ripresa rispetto alla stagione scorsa ma la sua presenza in campo passa molte volte inosservata. Poco decisivo dal punto di vista realizzativo, sembra avere le qualità fisiche e tecniche per essere dominante. Forse gli manca qualcosa a livello caratteriale. Arthur è partito in sordina per poi ritagliarsi uno spazio importante nel centrocampo della Juventus. È l’unico che ha i tempi di gioco per fare il regista e dettare il ritmo alla squadra. Ma gioca sempre in orizzontale, senza spunti, senza invenzioni. Se poi serve anche l’assist ad Adolfo Gaich nella sconfitta con il Benevento, anche lui finisce dietro la lavagna. McKennie (finora il miglior marcatore tra i mediani con 4 reti) è sicuramente il colpo vero del mercato bianconero. Arrivato in prestito come semi-sconosciuto, si è guadagnato il riscatto a suon di gol, corsa, grinta e ottime prestazioni. Ma anche lui, dopo un inizio sorprendente, è in calo di condizione. E un giocatore di questo tipo, senza le gambe migliori, finisce per essere sommerso dal peso delle difficoltà di gioco bianconere.

I problemi strutturali del centrocampo juventino sono emersi in modo evidente durante questa stagione, ma già da un paio di anni si intravedevano segnali di cedimento. Soprattutto in mezzo al campo la dirigenza dovrà essere brava a riportare i fasti di un tempo. Allora perché non puntare su un giovane del vivaio bianconero come Nicolò Fagioli. Nei pochi spezzoni di partita che gli sono stati concessi, il classe 2001 ha già dimostrato le sue qualità. Ordine, visione, ritmo, corsa. Tutto quello di cui avrebbe bisogno il centrocampo juventino. Forse il nuovo Pirlo è già nello spogliatoio dello Stadium. La società ha già prelevato dal Genoa il 19enne Nicolò Rovella, che resterà in presto al Grifone fino alla fine del 2022. Sempre viva la pista che porta a Manuel Locatelli del Sassuolo, probabilmente il giocatore che più si avvicina alla figura di regista come lo intende Pirlo. L’estate scorsa la squadra emiliana chiedeva 40 milioni per il suo cartellino. Presto la Juventus tornerà alla carica. Paul Pogba è rimasto nella storia e soprattutto nei cuori dei tifosi bianconeri. In scadenza il prossimo anno con il Manchester United, il francese non ha mai escluso un suo ritorno a Torino, nella squadra dove è esploso e dove ha fatto vedere le sue qualità migliori. La trattativa sembra proibitiva ma la Juventus potrebbe compiere uno sforzo economico importante per riportare entusiasmo a Torino e rilanciare il proprio centrocampo.

Pubblicato da Filippo Gozzo

Credo che la vita sia una serie infinita di calci di rigore. Devi trovare il coraggio di batterli quando è il tuo momento, anche se sei la persona meno adatta a farlo. E se sbagli, ricorda che Baggio era il migliore e un errore non cambia quello che sei.

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