Assalto a Old Trafford

Racconto dell’ultimo round tra i tifosi dello United e la famiglia Glazer

La rabbia dei tifosi inglesi contro i proprietari delle squadre, riaccesa dal caos Superlega, tocca un nuovo apice. Circa un centinaio di persone hanno invaso il terreno di gioco dell’Old Trafford, lo stadio del Manchester United, poche ore prima della partita contro il Liverpool di domenica pomeriggio. Una protesta contro la famiglia Glazer, che ha in mano il club dal 2005, da allora bersaglio di critiche e malumori tra i sostenitori. All’esterno della struttura ci sono stati poi scontri con la polizia: feriti due agenti, di cui uno ricoverato perché colpito da una bottiglia. L’incontro, per forza di cose, è stato rinviato a data da destinarsi. È la prima volta che succede qualcosa di simile in Premier League.

Il calcio d’inizio tra Manchester United e Liverpool, la classica per eccellenza del calcio inglese, era previsto alle 17.30 italiane del 2 maggio. C’era molta attesa, anche perché una vittoria dei Reds avrebbe consegnato il titolo all’altra squadra di Manchester, il City. Alle 18.40, invece, di ufficiale c’è stato solo il rinvio della partita. 

«Era il nostro piano fin dall’inizio», ha dichiarato al Guardian Jamie, membro della fanzine “United We Stand”. La protesta era iniziata intorno alle 14: la folla di tifosi si è riunita all’esterno dell’Old Trafford, sventolando striscioni e intonando cori contro i Glazer. La manifestazione doveva essere pacifica, oltre che preavvisata. Poi, circa cento di loro hanno imboccato il tunnel di Monaco, un corridoio che gli permette di arrivare fino al campo, dopo aver fatto breccia nel cancello. Qui, armati di petardi e torce, hanno continuato a sfogarsi contro i proprietari del loro club, causando danni allo stadio. Alcuni hanno circondato la postazione tv di Sky Sports, scambiando qualche parola con gli opinionisti Gary Neville e Jamie Carragher, ex giocatori rispettivamente dello United e del Liverpool. Altri hanno provato a entrare negli spogliatoi.

Quel che resta della manifestazione fuori dall’hotel Lowry nel centro di Manchester. Foto EPA/TIM KEETON

Nel mentre, oltre agli scontri con la polizia fuori dallo stadio, un terzo gruppo di manifestanti si è riunito al Lowry Hotel, nel centro di Manchester. Lì alloggia la squadra prima delle partite: i tifosi hanno circondato il pullman, per impedirgli di partire verso Old Trafford. «Il numero di ragazze e ragazzi presenti è stato incoraggiante», commenta Jamie, «Basterà perché i Glazer ci ascoltino? È il massimo che possiamo fare».

La protesta dei tifosi all’esterno dell’Old Trafford. Foto EPA/TIM KEETON

La famiglia americana dei Glazer ha rilevato il Manchester United nel maggio 2005, quando il club era indebitato per 525 milioni di sterline. A guidare il processo è stato Malcolm, morto nel 2014 (sono subentrati i figli Avram e Joel), divenuto un magnate grazie agli investimenti in ben dieci settori strategici, tra cui gas, banche, petrolio e comunicazione. Nello sport i Glazer sono anche proprietari del team di football americano Tampa Bay Buccaneers. A Manchester, tuttavia, non sono mai riusciti ad attrarre le simpatie dei tifosi, ostili al loro approccio tutto business e zero passione. Sempre nel 2005 hanno perfino fondato l’FC United of Manchester, una nuova squadra gestita esclusivamente dai sostenitori contrari all’arrivo dei Glazer.

Joel Glazer writes open letter to Manchester United fans following collapse  of Super League | Goal.com
Avram e Joel Glazer (foto goal.com)

Negli anni successivi la proprietà ha aumentato la presenza del marchio United sul mercato azionario, abbinandolo a compagnie aeree, aziende di automobili e pneumatici. Guadagnando fino a un miliardo di sterline, come riportato dal Guardian nel 2018. Intanto la squadra, sul campo, stenta e non poco ed è quello che ai tifosi non va proprio giù.

L’ultimo titolo risale al 2013, mentre sono dieci anni che lo United non arriva tra le prime quattro in Champions League. Gli investimenti sul mercato non sono mancati, come i 105 milioni pagati alla Juventus nel 2016 per strapparle Paul Pogba, ma senza che ad accompagnarli ci fosse un adeguato progetto tecnico. Lo United, dopo anni di dominio in Premier League, da tempo assiste ai trionfi dei più acerrimi rivali, il Liverpool e i concittadini del City. A una situazione già molto tesa, si è aggiunto l’annuncio della Superlega, poi ritirato, che ha riacceso come non mai la protesta dei tifosi. Proprio i Glazer sono stati tra i principali promotori del progetto: adesso, a Manchester, si chiede a gran voce che vendano la squadra.

Gary Neville e Roy Keane, opinionisti di Sky Sports ed ex giocatori dello United, durante la trasmissione del 2 maggio hanno solidarizzato con la protesta dei tifosi. «C’è un grande malcontento, stanno dicendo chiaramente che ne hanno abbastanza», ha detto Neville, «La famiglia Glazer non riesce a stare dietro alle spese, se vendessero il club ora ne ricaverebbero una fortuna». Keane ha poi rincarato: «La tensione è in crescita da anni per vari motivi: prezzi dei biglietti, scarsa comunicazione o tutto quello che succede sullo sfondo. Quando i tifosi guardano i loro proprietari, pensano che a loro interessi solo fare soldi: se oggi protestano così, è perché amano la loro squadra».

(Articolo pubblicato originariamente su “La Sestina”)

Pubblicato da Filippo Errico Verzè

Credo ferventemente che i sogni infantili si possano avverare. Il mio era, ed è, fare giornalista sportivo, all’incirca da quando ho capito di essere troppo scarso per fare il calciatore. Che altro? Ci sarebbe una conoscenza quasi enciclopedica dei Simpson, Griffin e affini, e la ferma convinzione che un live degli Swedish House Mafia non abbia nulla da invidiare ad un concerto di Mozart.

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