Europeo 2020, Gruppo C: in tre per un posto

Dietro alla favoritissima Olanda, Ucraina, Austria e Macedonia promettono scintille

Il 13 ottobre 1993 i giocatori della neonata nazionale macedone posarono per la prima foto di gruppo in una competizione ufficiale. Indipendente da appena due anni, l’allora FYROM esordì in amichevole affrontando la Slovenia, a sua volta calcisticamente autonoma dal 1991: un ossequio al vecchio adagio balcanico secondo cui l’ex Jugoslavia rappresentava un crogiuolo basato sulla coesistenza di sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito.
La stessa sera (per la cronaca, i macedoni vinsero per 4 a 1: quasi a presagire dei fasti calcistici che non sarebbero arrivati mai), Frank de Boer metteva all’incasso il suo diciottesimo gettone di presenza in maglia orange, già leader di una selezione che cinque mesi dopo si sarebbe arricchita dell’innesto di suo fratello minore Ronald.
Ventisei anni dopo, la nazionale macedone si è qualificata per la prima volta a una fase finale di un grande torneo, mentre Frank de Boer è l’allenatore dell’Olanda. Basterebbe questo elemento a rendere evidente la disparità delle forze in campo, in un girone che comprende anche, oltre all’Austria, un’altra nazionale figlia delle nuove indipendenze europee degli anni Novanta, l’Ucraina. L’allargamento degli Europei a 24 squadre, fortemente voluto da Michel Platini, e la possibilità di qualificarsi passando attraverso i playoff di Nations League hanno spalancato le porte di ingresso all’interno di un club che una volta era assai più esclusivo: proprio come Jack Dawson sul Titanic, la Macedonia siederà al tavolo di prima classe, sia pure per una sola sera. La Uefa ha prodotto un kolossal che, in contrasto con i propositi della sedicente Superlega, più che sulla qualità della sceneggiatura e sul budget delle riprese punta tutto sul numero di caratteristi che compongono il cast. Se Cinderella Man è un capolavoro, direbbero a Nyon, il merito è di Paul Giamatti più che di Russell Crowe.

Olanda: Ct: Frank de Boer

Gli anni passano, la globalizzazione avanza, le mezze stagioni non ci sono più da un pezzo: l’Olanda però rimane sempre una garanzia, in termini di spettacolo e di imprevedibilità. Spesso anche di masochismo: la voglia di volare ha sempre accompagnato gli orange, a cui talvolta ha fatto difetto una paura di cadere che in certe circostanze sarebbe tornata utile. I tulipani ritornano alla fase finale di un grande torneo dopo il disastro delle mancate qualificazioni a Euro 2016 e ai mondiali del 2018. Lo fanno senza il loro giocatore più rappresentativo, Virgil Van Dijk, ancora reduce dall’infortunio al ginocchio di ottobre, nonché del loro portiere titolare, Jasper Cillessen, fermo ai box causa Covid.

Tra i pali sarà ballottaggio tra i veterani Krul e Stekelenburg, con il primo in leggero vantaggio: la linea difensiva può contare sulla solidità degli “italiani” Matthijs de Ligt e Stefan de Vrij, a cui dovrebbe affiancarsi Dumfries del PSV, dopo la scelta di De Boer di non convocare Hateboer. A sinistra, invece, gioca solitamente Wijndal ma potrebbe essere preferito Blind. A centrocampo troviamo una cerniera composta da un mix di talento e intelligenza: Wijnaldum e Frenkie De Jong, con Van de Beek chiamato a riscattare un’annata no. In avanti agirà il tridente formato da Klaassen, Depay e Promes.

Solidi in difesa, agili in avanti: al netto dei clamorosi cali di concentrazione a cui ci hanno abituato nel corso degli anni, gli Orange non dovrebbero avere rivali nel gruppo C. Quanto in là potranno arrivare dipenderà in gran parte da eventuali infortuni: il vero punto di debolezza è la poca profondità della rosa. Frank de Boer dovrà sperare che ai titolarissimi non venga mai un raffreddore, data la non eccezionale qualità della panchina

Ucraina: Ct: Andriy Shevhcenko

Quasi ininterrottamente presente negli ultimi quindici anni tra Europei e Mondiali, l’Ucraina non è mai riuscita ad affermare un potenziale di buon livello: l’apice calcistico rimane il quarto contro l’Italia nel 2006, sogni infranti dalla doppietta di Toni. Ora l’Ucraina si presenta da imbattuta nel giorone di qualificazione, un ruolino di marcia impeccabile che le ha permesso di mettersi alle spalle i campioni in carica del Portogallo.

Il ct Andriy Shevchenko, tra le stelle più di luminose di sempre del calcio gialloblu, ha iniziato un’opera di svecchiamento della rosa che ha dato i suoi frutti in tutti i reparti. O quasi: anche a Euro 2021 il portiere sarà il brezneviano Pyatov, vero punto debole dalla selezione ucraina. Il trentasettenne estremo dello Shakhtar rappresenta il vero “statale” del calcio contemporaneo: da 13 anni inamovibile nel club e in nazionale, al netto di papere spesso indimenticabili.

Nell’ultima finale della storia della Coppa Uefa, a 0:53 Pyatov si presentò al mondo così

La grande maggioranza dei convocati arriva dalle due corazzate del calcio che si gioca in riva al Mar Nero, vale a dire Shakhtar Donetsk e Dinamo Kiev. Proprio la rivalità tra le due dominatrici del campionato potrebbe minare l’unità dello spogliatoio, diviso tra giocatori che si affrontano in scontri spesso particolarmente taglienti. Fra coloro che militano all’estero si distinguono senza dubbio Oleksandr Zinchenko e Ruslan Malinovskyi. L’atalantino si presenta come una delle possibili rivelazioni del torneo: Dopo un inizio di stagione a rilento, in cui ha faticato a trovare spazio, lentamente ha guadagnato posizioni nelle gerarchie di Gasperini fino a diventare insostituibile: lo score delle ultime dieci giornate di Serie A recita 9 gol e 6 assist. Shevchenko punta sul modulo 4-2-3-1, o, in alternativa, sul 4-1-4-1, vista la disponibilità di calciatori molto tecnici come Yarmolenko, Konoplyanka e Marlos. In attacco, senza la presenza di Junior Moraes, si dovrebbe liberare una maglia da titolare per Yaremchuk.

Austria: Ct Franco Foda

Dopo che nel 2016 si qualificò con uno splendido girone di qualificazione, frutto di nove vittorie e un solo pareggio, l’Austria alzò le tende già nella fase a groni, soverchiata dalle sorprendenti Islanda e Ungheria: proprio con quest’ultima diede vita a uno spettacolare derby in salsa asburgica. Quest’anno gli austriaci arrivano con meno certezze, ma forti dell’apporto di giocatori ormai maturi come Marcel Sabitzer, Marco Arnautovic  e, soprattutto, David Alaba. Il materiale tecnico a disposizione del ct tedesco Foda non è al livello delle favorite, ma potrebbe bastare per spuntarla in un girone tutt’altro che ferreo: fondamentale sarà lo spareggio con gli ucraini. Il ct dovrebbe schierare i suoi uomini con il 4-2-3-1: tra i pali troviamo Schlager, venticinquenne estremo del Lask Linz, coperto da una linea a quattro formata da Lainer, Hinteregger, Alaba e Ulmer. Lo stesso Alaba, essendo il giocatore più rappresentativo della rosa, potrà rappresentare una sorta di jolly, e all’evenienza agire anche a centrocampo. In mediana Grillitsch e Baumgartlinger, davanti al trio Sabitzer, Baumgartner, Schopf. Proprio su Sabitzer si concentrano molte delle speranze austriache: il centrocampista del Lipsia, 27 anni, si è affermato come uno dei migliori giocatori offensivi a tutto campo della Bundesliga, dimostrando anche in Champions League di possedere quel tasso tecnico di cui i bianconeri hanno estremo bisogno: la sua abilità sui calci piazzati può rappresentare un’arma interessante, in un torneo che vive di molti episodi estemporanei. Solo due gol nel girone di qualificazione, ma ha le carte in regola per trascinare la sua nazionale In attacco l’altro inamovibile della formazione austriaca ossia Marco Arnautovic, vecchia conoscenza del calcio italiano

Macedonia del Nord: Ct Igor Angelovski

È la nazionale meno attrezzata ai nastri di partenza, 62esma nel ranking Fifa: neanche i giocatori macedoni avrebbero immaginato di vivere un’esperienza del genere, per tacere dei tifosi. Una qualificazione persa dalla porta e riacciuffata dalla finestra, grazie al playoff della Lega D di quella strana creatura che risponde al nome di Nations League. Ai macedoni è bastato avere la meglio di Gibilterra, Lichtenstein e Armenia, e superare poi negli spareggi Kosovo e Georgia per conquistarsi un posto nell’olimpo del calcio europeo. Il 36enne Goran Pandev è il faro della squadra, il miglior giocatore macedone di sempre. Quasi un italiano acquisito: il debutto in Serie A è datato 2 novembre 2003 con la maglia dell’Ancona, quando insieme all’imbolsito Jardel formò una coppia talmente improbabile da essere ricordata con terrore all’ombra del Conero. Un’unica nota stonata in una carriera che lo ha visto trionfare da titolare in Champions League nell’Inter del Triplete. A lui il compito di trainare i compagni verso un passaggio del turno che avrebbe dell’incredibile: quella del ct Angelovski è la cenerentola dell’Europeo, al netto della recente vittoria contro la Germania nelle qualificazioni a Qatar 2022. Una rosa che ha molta Italia al suo interno, e che vede nell’undici titolare anche Elmas e Trajkovski. La Macedonia dovrà però fare a meno di Ilja Nestorovski, attaccante dell’Udinese, che assieme al legamento crociato ha visto saltare la possibilità di rappresentare la nazionale nella rassegna continentale. Un undici pivo di stelle, ma dove la coesione e l’entusiasmo potrebbero fare la differenza: primo obiettivo, non prenderle. Poi, chissà. In un calcio sempre più esoso, almeno i sogni sono gratis

Pubblicato da Alessio Di Sauro

Che vuole fare il giornalista perchè non sa nè cantare nè ballare, che si ostina a parlare di contropiede e non di ripartenza, e che prima o poi scriverà la biografia di Breznev. Ma che ha anche dei difetti

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