Europeo 2020, Gruppo F: scontro tra titani (+ uno)

La Francia di Mbappe, la Germania di Havertz e il Portogallo di CR7. Cosa volete di più? Ah sì, c’è anche l’Ungheria ma senza Szoboszlai

Arriviamo all’ultimo gruppo di Euro 2020. A giudicare dalle squadre, questo gruppo va perfino oltre il concetto iper ricorrente di “gruppo della morte”. C’è il Portogallo: non solo sono i campioni uscenti del 2016 (pur con il favore di un tabellone un po’ squilibrato), ma sono migliorati sensibilmente da allora. Poi la Germania, all’ultimo ballo del ciclo quindicennale di Joachim Löw, pronto a cedere al posto a Hansi Flick, suo secondo fino ai mondiali vinti in Brasile nel 2014. Quindi la Francia campione del mondo, probabilmente la nazionale con più talento di tutto il pianeta. Infine l’Ungheria, allenata dal torinese Marco Rossi e orfana del suo miglior giocatore, Dominik Szoboszlai.

Se può compensare in qualche modo, saranno gli unici in questo Europeo itinerante a giocare in casa con il 100% di capienza. Stasera alle 18 la Puskas Arena di Budapest aprirà a più di 60mila persone per il match di apertura del girone tra Ungheria e Portogallo. Alle 21, all’Allianz Arena di Monaco, sarà il turno di Francia-Germania, per distacco la partita di maggiore fascino della fase iniziale della competizione, oltre che una prima indicazione sui rapporti di forza del gruppo F. Si riprende il 19 giugno con Francia-Ungheria e Germania-Portogallo, per chiudere il 23 con Ungheria-Germania e Francia-Portogallo.

FRANCIA – Ct: Didier Deschamps

I numeri parlano chiaro: la Francia è la favorita alla vittoria del torneo. A dire la verità, secondo i bookmakers la squadra allenata da Didier Deschamps ha le stesse probabilità di successo del Belgio e dell’Inghilterra. Ma c’è un dettaglio che fa saltare ogni griglia: Kylian Mbappe. Il gioiello nato nel XIX arrondissement parigino ha il superpotere di spostare gli equilibri in campo in modo netto e indiscutibile. Gioca? Allora il tuo attacco guadagna un elemento dotato di un mix ineguagliabile di potenza e tecnica. Non gioca? Allora esci dalla Champions. Lo sa bene il Paris Saint-Germain, che si è ritrovato a sfidare in semifinale il Manchester City di Pep Guardiola con il suo fuoriclasse a mezzo servizio all’andata e del tutto assente al ritorno. Ma torniamo all’Europeo. Les Blues sono i campioni del Mondo in carica e nell’ultima edizione del torneo continentale si sono arresi solo al Portogallo in finale. Un loro eventuale successo gli consentirebbe di fare per la seconda volta lo storico bis mondiale-europeo come fece nel 1998-2000.

I calciatori a cena con sullo sfondo la partita inaugurale di Euro 2020, Turchia – Italia. In particolare, lo sguardo di Burak Yilmaz

Il Mondiale di Russia Deschamps l’ha vinto affidandosi a un offensivo 4-2-3-1, ma in casi estremi la squadra si può irrobustire in un affidabile 4-4-2. Quel che è certo, è che la profondità della rosa francese non ha eguali in Europa. Si potrebbero spendere ore a parlare degli esclusi, iniziando con Theo Hernandez, continuando con Houssem Aouar, per poi finire con Anthony Martial. Ma concentriamoci su chi c’è. A partire dalla porta. Hugo Lloris è insostituibile solo perché porta al braccio la fascia di capitano, ma alle sue spalle ha l’ex Lille e neo-milanista Mika Maignan e il sempre affidabile Steve Mandanda. Non più giovanissimo, il portiere dell’Olympique Marsiglia è tra i migliori terzi del torneo. In difesa la coppia centrale titolare è Presnel Kimpembe-Raphael Varane, ma non è da trascurare il fatto che Clement Lenglet, Kurt Zouma e Jules Koundé rappresentano una concreta possibilità di fare un turnover senza perdere quasi nulla in termini di qualità. I terzini sono di spinta, primo fra tutti Benjamin Pavard. Lo strapotere francese man mano che si avanza con le zone del campo cresce a dismisura. Adrien Rabiot, N’Golo Kanté e Paul Pogba sono i tre preferiti dal mister. Il primo è un oggetto misterioso, lo sappiamo bene in Italia. Alterna giocate da fuoriclasse vero ad altre degne del derby Scapoli-Ammogliati. Il secondo è reduce da una stagione incredibile al Chelsea e, a detta di molti, ha il posto quasi assicurato nel podio per il Pallone d’Oro. Chissà se un’altra competizione giocata in modo sontuoso lo accompagnerà sul gradino più alto. Il terzo, infine, ha vissuto la seconda stagione peggiore da quando è al Manchester United. Tuttavia, le doti fisiche e tecniche non sono mai state in discussione, e perciò è una pedina fondamentale per le geometrie di Deschamps. Dietro di loro, Moussa Sissoko e Corentin Tolisso. Eccoci arrivati all’attacco. Non bastavano Mbappe, Antoine Griezmann, Olivier Giroud, Thomas Lemar, Kingsley Coman e Wissam Ben Yedder. No. Ci voleva anche Karim Benzema. E Marcus Thuram e Ousmane Dembélé, ovviamente. Ma soprattutto Benzema. Il madridista esploso da quando Cristiano Ronaldo ha abbandonato la capitale spagnola e che mancava alla nazionale da sei anni. La vicenda giudiziaria, in cui era coinvolto anche Valbuena, gli era costata l’esclusione dalla squadra.

8 giugno – La nazionale francese saluta i tifosi dopo la vittoria per 3 a 0 contro la Bulgaria

Quali ostacoli potranno mai mettere in discussione la scalata al primo posto di questa squadra così ricca di talenti? Uno solo: la squadra stessa. Tutti sono grandi giocatori e in quanto tale vogliono giocare. Nessuno escluso. I primi segnali che una rosa del genere possa diventare una polveriera pronta a esplodere già si sono fatti vedere. Stando a quanto è trapelato dopo l’amichevole contro la Bulgaria dell’8 giugno vinta per 3 a 0, il senatore Giroud si sarebbe lamentato del comportamento di Mbappe. «Siamo tutti qui per rappresentare la Francia», ha però dichiarato poco dopo l’attaccante del Chelsea. Che sia un promemoria per qualcuno o un rimprovero verso chi cerca di seminare discordia, solo il tempo ce lo dirà.

Occhi puntati su: l’intero gruppo. Si tratta di una rosa completa come nessun’altra, capace di mantenere una qualità di gioco elevatissima per tutti i novanta minuti. Se Deschamps riuscirà a evitare che la squadra si sfasci come fece in Sudafrica nel 2010, ha la vittoria in tasca. L’ago della bilancia può essere proprio il rientrante Benzema.

UNGHERIA – Ct: Marco Rossi

Era sicuramente il peggior gruppo in cui essere sorteggiati. Le speranze di passare agli ottavi sono ridotte al lumicino, il girone è di ferro a dir poco. Agli Europei del 2016 l’Ungheria era riuscita a vincere il proprio girone in modo clamoroso, davanti a Islanda, Portogallo (poi vincitore) e Austria. La squadra non perde da nove partite ma quest’anno gli avversari sono di caratura mondiale e sarà quasi impossibile replicare l’impresa. È stata una qualificazione col brivido quella ottenuta dai magiari. Nel girone E a cinque squadre, l’Ungheria è arrivata penultima, dietro a Croazia, Galles e Slovacchia. Se la nazionale di Budapest può giocare gli Europei è grazie al suo percorso nella Nations League. Con il secondo posto nel proprio raggruppamento, ha potuto accedere agli spareggi, dove ha prima battuto 3-1 la Bulgaria a Sofia in semifinale e poi 2-1 l’Islanda, con una rimonta miracolosa negli ultimi minuti.

La nazionale magiara prima della partita contro il Galles (Galles-Ungheria, 2-0, Qualificazioni Euro 2020, 19 Novembre 2019). EPA/PETER POWELL

C’è un po’ di Italia nella nazionale ungherese, in particolare in panchina. Il commissario tecnico è Marco Rossi, da tre anni alla guida dei magiari, dopo esperienze in Serie C, in Slovacchia e all’Honvéd, la storica squadra di Ferenc Puskás, con cui ha vinto anche un campionato nel 2017. Rossi schiera l’Ungheria con un 3-5-2, che si evolve in un 3-4-3 o 3-4-1-2 quando Dominik Szoboszlai, la vera stella, sale in posizione di trequartista. Ma c’è un problema: il centrocampista del Lipsia è stato fermato dalla pubalgia e non è stato convocato per Euro 2020. Il classe 2000 è arrivato nel mercato invernale per 20 milioni (l’ungherese più costoso della storia) dall’altra squadra sponsorizzata Red Bull, il Salisburgo. A causa del suo infortunio, non è però riuscito a nemmeno a esordire in Bundesliga. Senza il suo giocatore più talentuoso, Rossi deve affidarsi ai nomi più importanti che ha in rosa. Tra questi c’è il portiere Péter Gulácsi, anche lui in forza al Red Bull Lipsia. Dal 2016 ha preso l’eredità dell’immortale Gábor Király: 108 presenze in nazionale, oltre 870 partite professionistiche, il giocatore più anziano ad aver debuttato e giocato in un europeo (40 anni) e, soprattutto, gli immancabili pantaloni grigi larghi della tuta che lo hanno reso una delle figure più amate del mondo sportivo. Un altro elemento del Lipsia è il difensore centrale Willi Orbán, la guida della difesa ungherese ma anche giocatore pericoloso nell’area avversaria (è il terzo miglior marcatore della rosa con cinque gol su calcio piazzato). Al suo fianco agiranno Attila Szalai del Fenerbahce e Ákos Kecskés del Lugano. A centrocampo gioca un volto conosciuto al pubblico italiano: è Ádám Nagy, dal 2016 al 2019 al Bologna. Per il tifo juventino non passeranno inosservati i numerosi giocatori del Ferencvaros, avversaria dei bianconeri nell’ultima Champions League. In assenza di Szoboszlai, il peso delle iniziative offensive ungheresi ricade su Ádám Szalai e Roland Sallai. Entrambi non hanno grandi doti realizzative: Szalai ha messo a segno una rete in 18 partite di Bundesliga con il Mainz; meglio ha fatto Sallai con 8 gol e 6 assist. Ma questi numeri potrebbero non bastare per sostenere un attacco che ha poche reti nei piedi.

Occhi puntati su: il classe 1997, Roland Sallai. L’ala del Friburgo ed ex-Palermo ha disputato una ottima stagione, facendo vedere giocate, ma anche una buona sensibilità sotto porta. Il 3-5-2 dell’Ungheria potrebbe non essere un modulo a lui congeniale, in cui gli viene richiesto di agire come seconda punta, di venire incontro al centrocampo, di cucire il gioco e di rifinire. Ma con l’assenza di Szoboszlai, Sallai è chiamato a prendere con sé la squadra e a diventare protagonista.

Roland Sallai ha esordito con la maglia ungherese nel 2016 contro la Costa d’Avorio, quando era ancora 18enne

PORTOGALLO – Ct: Fernando Santos

Campioni in carica. Per la prima volta nella sua storia il Portogallo si presenta alla rassegna continentale con il numero uno sulla schiena. Nel mezzo, al netto del trionfo in Nations League, sono arrivati un’eliminazione ai rigori con il Cile in Confederations Cup, e, soprattutto, il tonfo ai Mondiali nella campagna di Russia, quando i lusitani salutarono la compagnia per mano della Celeste di Edinson Cavani, mettendo in mostra una dipendenza nei confronti di Cristiano Ronaldo che a tratti sfiorò il parossismo. Il dominatore resta sempre lui, CR7: ma le primavere sono ormai 36, e l’annata in chiaroscuro con la maglia della Juventus sembra avere scalfito molte delle certezze del Ct Fernando Santos, al settimo anno in carica sulla panchina lisboneta. Il girone di qualificazione a Euro 2020 ha visto i verderossi soccombere alla sorprendente Ucraina, e il sorteggio della fase finale ha messo il Portogallo di fronte ai propri spettri e dinanzi al suo destino. Francia e Germania: non il massimo per una nazionale il cui ricambio generazionale è stato avviato, ma che non può dirsi ancora concluso.

Joao Felix e Cristiano Ronaldo allo Stadio do Dragao di Porto nel giorno della finale di UEFA Nations League contro l’Olanda

Nonostante il reparto arretrato faccia alzare a molti più di un sopracciglio, nel 4-3-3 di base la coppia difensiva formata da Pepe e Ruben Dias potrebbe avere ancora qualcosa da dire: l’ex Real Madrid ha disputato un’annata sontuosa con la maglia del Porto, spegnendo le velleità del connazionale Ronaldo nel doppio confronto che ha eliminato la Juve in Champions League. Lo stesso Dias ha rappresentato un baluardo del City di Guardiola, mentre il classe 1983 Josè Fonte (primo cambio) ha capitanato il Lille corsaro in Ligue 1. Un’assenza importante con cui i lusitani dovranno confrontarsi è quella di João Cancelo, fermo ai box causa Covid e rimpiazzato dal milanista Dalot: i terzini saranno Guerrero e Semedo, che nonostante qualche sbavatura in copertura garantiscono un notevole apporto in fase di costruzione. Tra i pali Anthony Lopes dovrebbe essere finalmente riuscito a strappare i galloni da titolare a Rui Patricio, mentre in mediana il faro è Bruno Fernandes, affiancato dai più conservativi Danilo Pereira e Carvalho: Renato Sanches e Sergio Oliveira le alternative. Le fasce sono presidiate da Bernardo Silva, Diogo Jota del Liverpool Gonçalves e Rafa Silva. In avanti, il centro di gravità risponde ovviamente al nome di Cristiano Ronaldo: a lui, che partirà da punta centrale, il compito di finalizzare le occasioni di una squadra molto (troppo?) protesa in avanti, e a forte rischio di subire imbucate sulle fasce. Il baby fenomeno João Felix dovrebbe agire al fianco di CR7, al netto di una quadra non semplice da trovare: Andre Silva, reduce da una grande stagione a Francoforte, potrebbe trovare spazio soprattutto in caso di risultato da ribaltare.

Occhi puntati su: Cristiano Ronaldo. Come potrebbe essere altrimenti? L’ultima stagione in bianconero non sarà ricordata tra le migliori della sua carriera, ma ha comunque vinto il titolo di capocannoniere del campionato. Questo potrebbe essere l’ultimo Europeo per CR7, e lui lo sa bene. Attenzione anche a Bruno Fernandes. Nel suo Manchester United ha fatto vedere al mondo intero come un giocatore per anni intrappolato tra le squadre minori, se gli si concede un’opportunità seria, può liberare tutto il suo talento.

GERMANIA – Ct. Joachim Löw 

Manuel Neuer con la nazionale tedesca

A giocarsi il primo posto del girone F c’è anche e soprattutto la Germania; quattro volte campione del mondo (1954, 1974, 1990, 2014) e tre volte campione d’Europa (1972, 1980, 1996). La voglia di ritornare ad alzare un trofeo al cielo è tanta e ad annunciarlo è stato lo stesso commissario tecnico, Joachim Löw. «C’è una buona atmosfera nella nostra squadra, ma c’è anche molta ambizione e gusto per l’azione», ha detto il ct. «Siamo ben preparati e non vediamo l’ora di iniziare. Dentro sono molto calmo e sereno. Lo spirito di squadra è ottimo. Tutti sono molto, molto affamati di successo e questo mi rende fiducioso». A dare la carica è stato anche il capitano e portiere, Manuel Neuer: «Sappiamo di dovere qualcosa ai tifosi e cercheremo di ripagarli con il nostro modo di giocare. Abbiamo bisogno di ogni tipo di supporto, da casa e qui allo stadio. Stiamo per fare la rifinitura e faremo gli ultimi preparativi come squadra. Siamo molto eccitati per poterci allenare qui allo stadio. Attendiamo con impazienza l’inizio e speriamo in un Europeo di successo».

Rispetto alla squadra che ha vinto i mondiali in Brasile nel 2014, la Germania ha in gran parte cambiato volto. Tra i senatori sono rimasti, oltre a Neuer, anche Thomas Muller e Tony Kroos. Tra i nuovi arrivi ci sono profili di spessore tecnico come Robin Gosens. Il centrocampista dell’Atalanta, classe 1997, nelle ultime tre stagioni giocate con la Dea è cresciuto notevolmente, tanto da guadagnarsi la prima convocazione con la nazionale maggiore nel 2020, con cui ha già disputato sette partite e segnato un gol. Dando uno sguardo agli altri diamanti tedeschi c’è anche Kai Havertz. Il 22enne, centrocampista del Chealsea, arriva da un’annata straordinaria in cui ha vinto la Champions League assieme ai Blues. Una gran bella soddisfazione per un calciatore così giovane che è cresciuto nelle giovanili della nazionale tedesca e del Bayer Leverkusen. Tra i punti fermi c’è sicuramente Joshua Kimmich. Il 26enne, fresco campione di Germania con il Bayer Monaco, è uno dei pilastri della difesa (in alcune occasioni anche del centrocampo) della nazionale con cui ha collezionato 55 presenze e segnato tre reti.

Il parterre tedesco è fatto di eccellenze, non c’è dubbio. Un mix di esperienza e talento puro che raramente si può trovare in altri team. A far calare l’entusiasmo, però, è stata la notizia dell’addio di Löw. L’allenatore ha deciso di lasciare la panchina dopo 15 anni. A prendere il suo posto ci sarà lo storico assistente, Hans-Dieter Flick, ex calciatore e allenatore del Bayer Monaco, che ha accompagnato Löw in nazionale per otto anni, dal 2006 al 2014.

Serge Gnabry con la nazionale tedesca

Occhi puntati su: Serge Gnabry. Nato il 14 luglio 1995 a Stoccarda, Gnabry è figlio di padre ivoriano e madre tedesca. Sul campo di gioco si è fatto notare con il Werder Brema prima nella stagione 2016-2017 e con l’Hoffeneim nel 2017-2018. La consacrazione c’è stata con l’arrivo al Bayer Monaco nel 2018 con cui ha disputato fino ad ora 88 partite e segnato 32 reti. Gnabry è un giocatore duttile, capace di inserirsi sia a centrocampo che in attacco, come ala, trequartista, seconda punta o falso 9. Può fare tutto. Dalla tattica offensiva, sa usare bene la fisicità, la velocità e la rapidità di esecuzione del tiro. Nella Champions vinta dai bavaresi nel 2020 Serge aveva segnato nove gol, mettendo in vetrina tutto il suo valore, che ora ammonta a circa 70 milioni di euro.

A naso, questo gruppo F si può anche riassumere così

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